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Ansia

L’ansia può essere vista come una reazione della psiche e del corpo alla percezione, non sempre reale, che il soggetto ha degli eventi della vita. A differenza della paura, che spesso dipende da un fattore esterno concreto, l’ansia è legata a un fattore interno ed è quindi più difficilmente controllabile.
Anche l’ansia, come le altre emozioni, non è disfunzionale in sé ma, anzi, è indispensabile per la sopravvivenza o per l’incolumità del soggetto che si trova ad affrontare situazioni difficili. In alcune situazioni, però, la sovrastima del pericolo o la sottostima della capacità di farvi fronte, contribuiscono ad accrescere i sintomi d’ansia che, a loro volta, diventano fonte di minaccia per l’individuo che li sperimenta.

Nel momento in cui l’ansia diventa persistente e pervasiva non può più essere considerata adattiva, ma al contrario diviene patologica, e causa così una conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altri ambiti importanti e di difficile gestione, in quanto l’individuo non è in grado di controllare e gestire la preoccupazione.

La persona, quindi, si trova a vivere in un costante stato di allarme: vive ogni esperienza, soprattutto se sconosciuta, con preoccupazione e agitazione, prefigurandosi scenari tormentati rispetto a ciò che accadrà. Un tentativo, questo, di controllare la paura che però risulta inefficace in quanto non fa altro che alimentare ulteriormente lo stato di ansia.

La maggior parte delle persone con problemi di ansia, lamentano numerosi sintomi e disturbi tra cui ad esempio: palpitazioni; tachicardia; sudorazione eccessiva; sensazione di soffocamento; dolore o fastidio al petto; sensazioni di sbandamento e/o di svenimento.

I soggetti arrivano, ad una quasi totale compromissione della vita di relazione e dell’autonomia quando appunto, lo stato d’ansia risulta essere particolarmente intenso e prolungato nel tempo.

L’ansia può assumere diverse forme, identificabili sulla base dei sintomi presentati e della specifica compromissione che ne deriva. Le sue manifestazioni possono coinvolgere diversi piani:
> quello delle emozioni, con comparsa di tristezza, paura, colpa, ecc.;
> quello del comportamento, con rituali, compulsioni alimentari, iperattività, assunzione di sostanze d’abuso, ecc.;
> quello delle manifestazioni somatiche con somatizzazioni o malattie psicosomatiche;
> quello cognitivo con rallentamento o accelerazione, ridotta concentrazione, ridotta capacità di performance, ecc..

Tuttavia, di solito, il disturbo d’ansia diventa motivo di consultazione e di supporto psicologico quando la persona ha fallito nei propri tentativi di gestione dei sintomi.

Spesso ci si affida ai farmaci, anche se il grosso limite delle cure farmacologiche ansiolitiche è quello di sedare l’ansia, ma di non avere effetto sulla percezione di paura, per cui spesso, dopo un miglioramento iniziale, il problema si ripete perché non risolto alla base.

In realtà, un’adeguata terapia di quelli che vengono classificati come disturbi d’ansia prevede la risoluzione della percezione di paura, che avrà come effetto l’interruzione della reazione psicofisiologica di ansia.

Un trattamento utile e duraturo è un percorso di sostegno psicologico in cui il paziente viene aiutato ad affrontare, attraverso gli incontri, tutte quelle situazioni che mettono la sua psiche in condizione di stress immotivato e lo portano a provare emozioni forti e totalizzanti come gli attacchi di panico, apprensione e preoccupazioni ingiustificate, sensazione di pericolo o altre fobie specifiche.

Per questo, il trattamento della crisi d’ansia consiste inizialmente nel creare una situazione ambientale rassicurante, capace di ridurre al minimo le stimolazioni che sono all’origine dello stato ansioso. Il percorso di sostegno, quindi, si propone di individuare gli eventi scatenanti l’ansia nell’individuo, coglierne i vissuti correlati e il significato che questi eventi assumono nella narrazione di vita dello stesso. Ogni individuo ha una propria storia di vita, per cui ciascuno apparirà più vulnerabile rispetto a certi eventi di vita significativi dal punto di vista emotivo piuttosto che verso altri, eventi che possono generare in lui più facilmente il vissuto di ansia.

L’ansia di per sé è una normale condizione fisiologica con una sua utilità in molti momenti della vita, perché mantiene vigili ed attenti in situazioni percepite come pericolose ed è funzionale a una buona selezione degli stimoli ricevuti, oltre che esaltare le emozioni legate a situazioni conclusesi per il meglio.

L’ansia insomma non è solo un limite o un disturbo, per queste se riconosciuta ed analizzata può diventare uno strumento di analisi di sé stessi ed essere sfruttata come una risorsa.

 

Attacchi di Panico 

Attacchi di Panico: sintomi e cura

Sempre più persone oggi vivono l’esperienza dell’attacco di panico.

Pochi secondi o qualche minuto in cui il corpo e la mente sono sconvolti dall’incontro improvviso con paure profonde: la malattia, la morte, la follia, e spesso poi la “paura della paura” che congela la vita quotidiana, rendendo impossibili anche le attività più semplici.

Un attacco di panico è un episodio breve ed intenso in cui si sperimenta un’ansia acuta, che nasce improvvisamente e che comporta sintomi fisici e vissuti psicologici di paura e impotenza. La sua esperienza è stressante fisicamente e mentalmente tanto che poi gli effetti psicofisici lasciano i soggetti stanchi, scoraggiati e confusi.

Durante un attacco di panico, il corpo è investito da alcuni sintomi, tra cui quelli più frequentemente riportati sono:

> difficoltà respiratoria, definita dispnea, con sensazione di soffocamento;

> tachicardia o palpitazioni, spesso associati a dolori al torace;

> rossore al viso e talvolta all’area del petto;

> capogiri, stordimento, debolezza, nausea;

> parestesie, comunemente rappresentate da formicolii o intorpidimenti nelle aree delle mani, dei piedi e del viso.

Inoltre, le persone che affrontano un attacco di panico riferiscono degli stati psicologici tipici che comprendono:

> sensazione di non essere parte della realtà o di essere osservatore esterno del proprio corpo e dei propri processi mentali;

> presentimento che stia per avvenire qualcosa di terribile associato ad una sensazione di impotenza nel gestirlo;

> paura di perdere il controllo o di impazzire;

> paura o convinzione di essere vicini alla morte, crisi di pianto;

> sensazione di rivivere qualcosa di già provato (deja-vù).

Alcune persone sperimentano attacchi di panico occasionali, ossia reazioni di ansia acute a periodi di stress che tendono a non ripresentarsi se ci si allontana dagli stimoli stressogeni e se le condizioni personali e ambientali sono ancora tali da favorire il superamento veloce e completo della situazione che li ha scatenati.

Tuttavia ciò che spesso si innesca dopo il primo episodio è una paura persistente di avere un nuovo attacco di panico, una trappola che può finire per incatenare la persona, che arriva a autoindagare ogni suo minimo segnale fisico.

La preoccupazione di star male influenza pensieri, emozioni e comportamenti, portando a chiudersi in sè modificando il proprio stile di vita, per proteggersi dalla sofferenza.

Evitare le situazioni considerate “a rischio”, dove si è già sperimentato il malessere o si immagina di star male senza poter ricevere aiuto, porta velocemente ad evitare di frequentare luoghi diversi, condizionando la persona che ne soffre che, a sua volta, tenderà a sentirsi non compresa, e lasciata sola con il proprio malessere. Anche i rapporti di coppia possono essere gravemente compromessi dal disturbo di panico e in alcuni casi si genera una tale dipendenza dal partner che si rischia di soffocare, di rendere eccessive le richieste creando sensazioni di impotenza o diffidenza nell’altro.

È estremamente importante che il problema venga affrontato in un percorso di sostegno psicologico adeguato dove, rielaborando il proprio vissuto, questo non si cristallizzi e non si ripresenti, diventando uno sgradevole “compagno di vita”. Capita infatti che, senza un percorso di sostegno adatto, l’attacco di panico possa ripresentarsi e acquisire una frequenza media plurisettimanale o, in casi peggiori, presentarsi anche più volte al giorno.

Il percorso di sostegno psicologico è rivolto a stabilire i processi che mantengono i sintomi e soprattutto a capire cosa può aggravarli, ovvero quali pensieri, azioni, comportamenti propri e degli altri stanno alla base del mantenimento del disturbo nel qui-e-ora. L‘intervento per questo è teso alla rottura del loop disfunzionale che sostiene il sintomo a livello psico-sociale.

Per superare questo disturbo è necessario prendere consapevolezza della natura benigna del problema, che spesso scaturisce da una reazione naturale a fattori di stress e sovraccarico. Per questo è importante imparare a collegare i sintomi ai fattori scatenanti, per acquisire un buon controllo delle crisi.

La disponibilità a mettersi in gioco favorendo risposte comportamentali più adattive alle situazioni ansiogene è una delle caratteristiche che può favorire il successo in un percorso di guarigione ed è per questo fondamentale ad esempio cambiare il proprio stile di vita, eliminando ciò che può aumentare il rischio di attacchi di panico come l’alimentazione, l’attività fisica e la protezione della sfera psichica.

È importante imparare a riconoscere e distinguere le sensazioni fisiche sperimentate, al fine di ridurre la tendenza a rispondere sempre con ansia a minimi segnali fisici, imparare anche tecniche specifiche per gestire l’ansia, come il Training Autogeno, il rilassamento respiratorio e tecniche di pensiero positivo che servono a migliorare l’atteggiamento verso sensazioni corporee, eventi esterni e verso se stessi.

La frequenza delle sedute è variabile e soltanto le prime di valutazione sono a cadenza settimanale. Questo perché la persona deve vivere nel proprio contesto e risolvere i sintomi all’interno dello stesso senza diventare dipendente dal trattamento psicologico.

 

Disturbi Alimentari 

Anoressia e Bulimia: disturbi del comportamento alimentare
I disturbi del comportamento alimentare comprendono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa ed i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati in cui ad esempio rientrano le abbuffate incontrollate ed i problemi legati alla sfera alimentare che non possono essere diagnosticati in maniera esaustiva come anoressia o bulimia.

L’anoressia nervosa, è un disturbo che tende a presentarsi durante adolescenza o nella prima età adulta, interessando prevalentemente il sesso femminile anche se è in aumento anche tra i maschi. Chi ne soffre tende a presentare un’avversione verso il cibo, causata dalla paura dell’aumento di peso, anche quando infondata. Inizia così una forte diminuzione del cibo ingerito o un eccessivo esercizio fisico, con il chiaro intento di smaltire il peso.

Le persone anoressiche, sono intelligenti, con un’estrema sensibilità ed una enorme difficoltà a controllare le emozioni e le proprie relazioni. Imparando a controllare il cibo, astenendosi in modo reiterato nel tempo, “imparano a controllare” indirettamente anche la loro emotività, creando un’anestesia emotiva, un’astinenza da tutto ciò che può risultare piacevole. Arrivano a crearsi un’armatura che, se da un lato le difende dalla loro sensibilità, dall’altro le schiaccia e le opprime imprigionandole. In loro, è presente la paura di perdere il controllo di fronte ad ogni esperienza che porti piacere.

Tra i criteri diagnostici per l’Anoressia Nervosa per il DSM-IV-TR:

> Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura.

> Paura di acquistare peso o ingrassare, anche quando si è sottopeso.

> Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità del sottopeso.

> Nelle donne dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Può essere Con Restrizioni, o Con abbuffate o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso eccessivo di lassativi, diuretici).

I familiari cercano di porre rimedio al problema, insistendo per farle mangiare, assecondando i suoi riti, il bisogno di fare esercizio fisico, i pasti lunghi, il tagliare il cibo in piccoli pezzi, ecc, controllando e finendo per peggiorare il problema.

Rispetto al trattamento, prima di iniziare una percorso d’aiuto, è necessario che vi sia il riconoscimento del problema affinché ci sia una collaborazione da parte del paziente. Può capitare infatti che l’anoressia, non venga percepita come un problema, proprio per il soddisfacimento che da a livello del piacere legato al controllo. In ogni caso la terapia si basa su un intervento orientato, da un lato sulla persona e dall’altro sul sistema relazionale in cui è inserita.

La bulimia è caratterizzata dalla presenza di  episodi di perdita del controllo nel mangiare, ripetuti nel tempo. Le persone bulimiche, come le anoressiche, presentano una grande fragilità emotiva ma, a differenza di queste, hanno una grande difficoltà nel dominare le proprie reazioni. Molte più donne che uomini hanno problemi di bulimia, e ancor più comunemente essa capita  tra le adolescenti. La persona interessata è di solito consapevole che il suo modo di mangiare è anomalo e per ciò prova paura o senso di colpa. Indizi di questo disturbo comprendono l’iperattività, particolari abitudini alimentari o frequenti perdite di peso.

Tra i criteri diagnostici per la Bulimia secondo il DSM-IV-TR:

Ricorrenti abbuffate, caratterizzate da entrambe le caratteristiche:

> Mangiare una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo ed in circostanze simili.

> Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto).

Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
Livelli di autostima indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.
L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.

Rispetto al possibile trattamento ci si può orientare verso l’eliminazione della sintomatologia acuta, e verso la conseguente ristrutturazione del problema nel concedersi piccoli piaceri anche nei rapporti interpersonali, senza paura di perdere il controllo.

Fonti:
DSM-IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 2002 
G. Nardone, T. Verbitz, R. Milanese, Le prigioni del cibo. Vomiting, anoressia, bulimia. La terapia in tempi brevi, Ponte delle Grazie, 2005.

 

Depresione 

Depressione: sintomi e cura

Nel linguaggio comune “essere depressi”, indica spesso il sentirsi po’ tristi per qualcosa, magari una brutta giornata sul lavoro, una discussione con qualcuno ecc. La tristezza è un emozione umana ed è normale attraversare dei momenti di sconforto in relazione agli eventi della vita.

Con il termine Depressione si indica una sindrome altamente invalidante, caratterizzata da sintomi psico-fisici specifici che, avendo continuità nel tempo, determinano conseguenze negative nella vita sia personale che sociale dell’individuo.

La Depressione, quindi, è una condizione psicologica che influisce negativamente sull’umore, sul pensiero, sul comportamento e porta spesso delle alterazioni del sonno, dell’appetito e del desiderio sessuale.

La caratteristica principale di questa patologia è l’umore depresso caratterizzato da profonda tristezza, ansia, melanconia, sofferenza morale e disperazione, che si presenta con modalità pervasiva, quindi per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.

Si riscontra inoltre una profonda anedonia, traducibile in una perdita totale per gli interessi o le gioie della vita. Insorge un’estraneità affettiva, che porta a trascurare se stessi e gli altri.

Tra i sintomi fisici più comuni vi sono: un significativo calo (afagia) o aumento (iperfagia) di peso, la perdita della capacità di riposare correttamente (insonnia) o la volontà di dormire continuamente (ipersonnia), la perdita del desiderio sessuale, cefalee frequenti, oltre ad un senso di affaticabilità e/o mancanza di energia; gli impegni quotidiani sembrano richiedere un enorme fatica, c’è un calo delle prestazioni scolastiche o lavorative. Nei casi di depressione più gravi, il depresso non trova neanche la forza di alzarsi dal letto.

I sensi di colpa per non riuscire ad essere come si vorrebbe, sono un altro campanello d’allarme, uniti quasi sempre a forti sentimenti di autosvalutazione (tendenza a “buttarsi giù”),  e a grandi sofferenze morali, pessimismo e  aspettative negative nei confronti del futuro, degli altri e della vita. Nei casi più gravi la depressione si accompagna ad un rallentamento psicomotorio (rallentano persino i pensieri).

Questo senso di disperazione e le visione di un futuro buio e senza via d’uscita, oltre ad innescare un tremendo circolo vizioso, può condurre in alcuni casi a pericolosi e ricorrenti pensieri suicidari; la morte viene vista come una liberazione, l’unico ed efficace modo per sfuggire alla sofferenza propria e degli altri.

La caratteristica dei depressi è il senso di “rinuncia” nei riguardi di se stessi, degli altri, del mondo. In cambio di lottare strenuamente contro le avversità della vita e la depressione, si abbattono e rinunciano per mancanza di energia, senso di invalidità e assenza di piacere nella vita.

L’apatia, lo stato patologico di abbattimento fisico e psichico, la mancanza della voglia di vivere, la spossatezza fisica, la tristezza e la malinconia persistenti, una profonda disistima verso sé stessi, sono tutti disturbi tipici di uno stato depressivo. Una condizione che va affrontata al più presto nel momento in cui ci si rende conto che è diventata un’abitudine radicata del pensiero, affidandosi all’aiuto di uno specialista.

L’aiuto per superare la Depressione deve essere mirato e capace di rompere lo schema rigido del comportamento di rinuncia, e deve saper cogliere i bisogni sottesi a tale modalità disfunzionale.

Escludendo condizioni mediche generali, la depressione è un’alterazione dell’umore che oggi trova risoluzione in tempi brevi grazie a nuovi metodi di intervento psicologico, anche senza uso di farmaci.

Lo psicologo valuta e cerca di risolvere il “loop disfunzionale”, il circolo vizioso in cui paziente e familiari si trovano, fatto di tentativi di soluzione del problema che falliscono facendo percepire a tutti una sensazione di impotenza, incapacità e rassegnazione. Quel che è importante tenere a mente è che la depressione è una condizione psicologica molto comune di cui non ci si deve vergognare, che non solo può essere curata ma da cui si può guarire completamente: è molto difficile però riuscirci da soli.

La depressione può essere affrontata, quindi, in un percorso di sostegno psicologico adeguato e professionale, in cui, fin dal primo incontro, si cerca di individuare e circoscrivere i motivi del disagio per modificare quelle dinamiche di pensiero o comportamentali che generano la sofferenza del paziente.

 

Ipocondria 

Guarire dall’Ipocondria

La preoccupazione legata alla paura o alla certezza di avere una malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici, risulta essere la caratteristica di base dell’Ipocondria.

Prima di parlare di ipocondria, è necessario che il soggetto si sottoponga ad un’attenta valutazione medica volta ad escludere qualunque condizione medica che possa spiegare pienamente i segni o i sintomi fisici manifestati.

L’aspetto principale dell’ipocondria è che la paura o la convinzione ingiustificata di avere una malattia persistono malgrado le rassicurazioni mediche.

Nella ipocondria la preoccupazione può riguardare ad esempio:

> le funzioni corporee (per esempio il battito cardiaco, la traspirazione o la peristalsi);

> le alterazioni fisiche di lieve entità (per esempio una piccola ferita o un occasionale raffreddore);

> le sensazioni fisiche vaghe o ambigue (per esempio “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

La persona attribuisce questi sintomi alla malattia sospettata ed è preoccupata per il loro significato e per la loro causa.

Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o contemporaneamente. In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca). Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici non servono ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica.

I soggetti ipocondriaci possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o se osservano sintomi sul proprio corpo.

La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

Alla luce delle precedenti considerazioni, un lavoro mirato con i soggetti ipocondriaci consiste nel cercare di risalire all’origine dell’attivazione della loro paura, identificando i contesti in cui questa si manifesta in misura maggiore, quelli in cui l’attenzione sul corpo diventa ancora più centrale e il controllo dello stesso ancora più evidente.

Attribuire un significato alle proprie paure e capire che il proprio stare male fisico è il proprio modo di sentire le emozioni significa lavorare sull’enigma dell’Ipocondria.

Il trattamento dell’ipocondria può risultare particolarmente difficoltoso in quanto spesso i soggetti non sono completamente convinti che la causa dei loro mali sia di tipo psicologico, ma ritengono che vi sia coinvolta comunque una componente clinica.

La terapia è possibile in quei casi in cui la persona è preoccupata di avere delle malattie ma si rende conto, almeno in parte, che le sue preoccupazioni sono eccessive ed infondate.

 

Malattie Psicosomatiche 

Curare le Malattie Psicosomatiche: dai sintomi alle emozioni
La caratteristica comune dei Disturbi Psicosomatici o Somatoformi è la presenza di sintomi fisici che inducono a pensare ad una condizione medica generale, da cui non sono invece giustificati così come non sono spiegati dagli effetti diretti di una sostanza o di un altro disturbo mentale.

Stanchezza cronica, disturbi gastro-intestinali, dermatite, cefalea, crampi e molti altri sintomi, non intenzionali e fuori dal controllo della volontà, causano spesso un disagio o una menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree.

I Disturbi Psicosomatici sono quindi malattie fisiche che provocano danni a livello degli organi dell’individuo, ma vengono scatenate da dinamiche psico-emotive che si esprimono attravero il corpo. I sintomi psicosomatici sono dunque il risultato di situazioni di forte stress, disagio, paura, ansia che attivano ed iper-attivano, come in un continuo stato di emergenza il sistema nervoso autonomo, che a sua volta reagisce con risposte vegetative che provocano problemi fisici.

Generalmente i Disturbi Psicosomatici si manifestano a danno:

> dell’apparato gastrointestinale (gastrite, colite, ulcera),
> dell’apparato cardiocircolatorio (tachicardia, aritmia, ipertensione),
> dell’apparato respiratorio (asma, iperventilazione),
> dell’apparato urogenitale (dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce, anorgasmia, enuresi),
> della pelle (psoriasi, acne, dermatite, prurito, orticaria, secchezza cutanea e delle mucose, sudorazione eccessiva),
> del sistema muscolore (cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite).

L’obiettivo dell’intervento di sostegno psicologico rivolto a chi soffre di questi disturbi prevede una comprensione profonda della personalità dell’individuo, con il quale è possibile pianificare un intervento personalizzato ed indebolire e eliminare i processi che sostengono il disturbo: infatti il modo più efficace per cambiare i sintomi è modificare i modelli che li sostengono. In questo senso è importantissima l’ “alleanza terapeutica” la cui essenza è rappresentata dalla motivazione del paziente a vincere la sua malattia, la sua infelicità.

Nel percorso di sostegno si andrà ad intervenire su due livelli:

> il primo è quello sintomatico, un intervento circoscritto alla situazione attuale che produce stress e disagio.  Favorendo l’elaborazione del vissuto ed aiutando il paziente a risolvere la situazione conflittuale che sta attraversando, si ottengono risultati importanti nella direzione del superamento della malattia psicosomatica.

> il secondo è quello della causa o del sistema di concause che generano il disagio e le malattie psicosomatiche. In questa direzione si va a percorrere un cammino più intenso e significativo che corrisponde ad un’analisi del funzionamento del paziente per mettere a fuoco come certi giudizi, certi comportamenti, certe credenze finiscono per costruire un substrato in cui alcune situazioni stressanti mettono radici per svilupparsi poi come malattie psicosomatiche.

Anche in questo contesto, è possibile allargare l’intervento anche alla famiglia, o al partner: questo permette di modificare non solo il soggetto, ma l’intero sistema funzionale della famiglia.

 

Disturbi Sessuali 

Disturbi sessuali: come affrontarli

L’impotenza erettiva, l’eiaculazione precoce o ritardata, il vaginismo, la dispaurenia, la perdita del desiderio fanno parte dei disturbi sessuali che spesso, una volta esclusi fattori e cause organiche, mostrano che la sfera sessuale è intaccata da ansia e difficoltà relazionali che a loro volta provocano dolore e sofferenza, rappresentando un ostacolo per la soddisfazione sessuale nella coppia.

Uomini e donne possono vivere il disturbo sessuale come una forma di menomazione che contribuisce ad amplificare il problema.

A volte, tali problemi sono causati ed amplificati dalla paura della perdita del controllo, per cui le persone sono molto tese e poco inclini a lasciarsi andare al piacere; altre volte invece, essi sono frutto di atteggiamenti fobici nei riguardi della sfera intima.

Le persone afflitte dai disturbi sessuali adottano diverse strategie per affrontare il problema, ma queste vertono, prevalentemente, sull’evitare le situazioni intime per non affrontare ciò che loro temono o quello di “sforzarsi” di più per provare quel piacere, quella potenza, che appunto perchè ricercata ansiosamente, non si manifesterà in maniera soddisfacente. Gli individui così, tendono a chiudersi in loro stessi e a non richiedere aiuto. Un atteggiamento che non fa che aggravare il problema, indurre in depressione e creare tensioni nel rapporto di coppia danneggiando anche la sessualità dell’altro.

Riuscire a diagnosticare come persiste il problema e quale struttura percettiva/reattiva è coinvolta, contribuisce a trovare la soluzione adatta.

Le cause che portano a disfunzioni sessuali possono essere di tipo psicologico o relazionale, come ansia, stress, depressione o problemi di coppia, o fisiologiche, dovute per esempio a traumi o malattie. Se il disturbo ha origini psicologiche è per questo utile rivolgersi a uno psicologo con cui intraprendere un percorso di supporto e sostegno.

Le disfunzioni sessuali sono nella maggior parte dei casi facilmente risolvibili con interventi psicologici mirati soprattutto quando non sostenuti da condizioni mediche generali (aumento di prolattina, disfunzioni ormonali, problemi di vasodilatazione…).

Quello che lo psicologo cerca di risolvere è un circolo vizioso che alimenta il problema e che porta la persona ad incrementare i livelli di tensione, ansia e controllo rispetto al disturbo perdendo, nella maggior parte dei casi, il piacere nelle attività sessuali e lasciando spazio alla preoccupazione che tali sintomi causano. La focalizzazione dell’attenzione psicofisiologica sul problema, sul sintomo, sul dolore o sulla prestazione porta l’organismo ad un tentativo involontario di riduzione degli stati tensivi che sviluppano il sintomo. Lo psicologo utilizza tecniche cliniche, non farmacologiche, in grado di riorganizzare i processi naturali dell’organismo in senso funzionale.

Durante il primo colloquio, ad esempio, ci si orienta a comprendere il bisogno del paziente o della coppia e la problematica specifica nella sua globalità per poi partire con il migliore percorso di sostegno per superare il problema.

Il percorso, che si basa sull’interruzione delle soluzioni inefficaci sperimentate, conduce gli individui a capire la natura del disagio e a trovare modalità adeguate alle loro esigenze; questo percorso avviene attraverso lo stratagemma del “passare in mezzo alle proprie paure”, che consente così di sperimentare le proprie capacità di riuscita.

Le mosse del terapeuta consistono, anche nella prescrizioni di compiti che il paziente dovrà svolgere al di fuori della seduta, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi concreti, stabiliti e pianificati allo scopo di eliminare il problema presentato dal paziente.

Il paziente verrà guidato a vivere l’esperienza sessuale in maniera più leggera, giocosa e avvolgente, facendo sì che ognuno dei partners si lasci andare alla propria emozione e contribuisca a creare il contesto caldo e accogliente che ne faciliti la relazione a due.

Rivolgersi a uno specialista è dunque la strada per affrontare un disagio che si può risolvere con successo, riconquistando autostima e gioia di vivere.

 

Disturbi del Sonno 

Curare i Disturbi del Sonno

Nella società moderna, i disturbi del sonno sono frequenti e comuni: persone di ogni età accusano spesso di non dormire a sufficienza, di non riposare bene o di faticare ad addormentarsi.

La difficoltà nel dormire è causata da diverse ragioni, alcune semplici, come un ambiente rumoroso, luminoso, caldo, o uno stato di malessere fisico temporaneo. Spesso però alla base del disturbo ci sono cause emotive più complesse che richiedono la consulenza di uno specialista.

La qualità del sonno è inevitabilmente legata al benessere della psiche, per questo è importante, qualora ce ne fosse la necessità, affrontare con sicurezza stati di malessere come stress, depressione, ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi sessuali e dell’alimentazione, problemi dell’adolescenza e atteggiamenti persecutori come stalking, mobbing o altri fattori di disagio psicologico in quanto questa è una valida soluzione anche per l’insonnia e per il sonno irregolare.

Il percorso di sostegno psicologico per risolvere questo disagio sarà primariamente rivolto al problema che causa l’insonnia, ed inizia con una accurata valutazione del tipo di insonnia, distinguendo se si tratta di insonnia secondaria, cioè l’insonnia è uno dei sintomi di un altro problema fisico o psicologico o è una conseguenza di farmaci.

Una buona valutazione consente anche di capire come deve essere articolato l’intervento.

Molte volte la persona che soffre di insonnia necessita di un intervento che mira a modificare solamente alcune abitudini di vita (a letto e sveglia alla stessa ora; evitare il riposino pomeridiano, attività fisica, no alcol, fumo e caffeina, etc.) e alcuni fattori ambientali (rumore e temperatura della stanza, comodità del letto, etc).

Altre volte la persona che soffre di insonnia ha bisogno di un intervento un po’ più articolato, che vada a lavorare ad esempio sui pensieri ansiosi e sulle ruminazioni mentali che non permettono alla mente di rilassarsi e che sia capace di insegnare specifiche tecniche di rilassamento fisico e mentale orientate a ristabilire un corretto sonno per migliorare la qualità della vita e ridurre l’incidenza di malattie fisiche o disturbi psicologici come la depressione.

 

Disagio Psicologico 

Disagio Psicologico: colloqui individuali e di coppia

Quando ci si rivolge a chiedere aiuto e sostegno ad uno psicologo, la scelta è dettata da uno stato di sofferenza che può derivare da varie problematiche, tra cui ad esempio la constatazione graduale della propria difficoltà a costruire relazioni stabili; un crescente stato di isolamento; la sfiducia in se stessi, oppure di un bisogno nato improvvisamente in particolari circostanze di vita come la rottura di una relazione affettiva, un lutto improvviso, un insuccesso lavorativo, un cambiamento che modifica la propria vita.

Consultare uno psicologo significa cercare di dare un significato alla propria sofferenza, sapendo che per uscire dallo stato di dolore è necessaria un po’ di pazienza e tanta determinazione per sciogliere i nodi fondamentali del proprio malessere.

Alcune delle problematiche che vengono affrontate a livello individuale o di coppia sono:

> Ansia: che riguarda specifiche situazioni di vita, o specifici ambiti della propria vita; che pervade ogni momento della propria giornata; che limita la propria vita e la libertà di movimento; paura specifica verso una particolare situazione;

> Depressione e stati depressivi:
tristezza profonda; senso di vuoto; senso di inutilità; fatica nell’affrontare la vita di tutti i giorni; sintomi fisici come mancanza di appetito, insonnia, stanchezza, spossatezza;

> Rimuginazioni ossessive o ripetizione ossessiva di atti:
pensieri percepiti come intrusivi e incontrollabili che si ripetono e che non si riesce ad allontanare dalla propria mente; dubbi sull’aver o non aver compiuto un determinato gesto come chiudere il gas, la porta etc; ripetizione di gesti che si ha la sensazione di non riuscire ad evitare come lavarsi le mani, accendere e spegnere la luce, etc.

> Somatizzazioni, Ipocondria, stati di malessere fisico per cui è stata constatata l’assenza di una causa organica alla base;

> Disturbi dell’alimentazione
: anoressia; bulimia; obesità psicogena;

> Problemi sessuali:
mancanza di desiderio sessuale; assenza di piacere; difficoltà di vario tipo durante l’atto sessuale;

> Difficoltà nelle relazioni sentimentali:
timore del coinvolgimento affettivo; difficoltà a creare relazioni sentimentali stabili; difficoltà nella relazione sentimentale attuale;

> Difficoltà nelle relazioni interpersonali:
timore del giudizio altrui; inibizione; rabbia; timore della dipendenza; paura della competizione;

> Difficoltà con la famiglia di origine:
rapporti tesi, difficoltà rispetto al raggiungimento di una propria vita autonoma;

> Problemi di autostima:
insicurezza marcata in uno o più aspetti della vita; non ritenersi all’altezza; non considerarsi di valore; non sentirsi considerati dagli altri;

> Problematiche “esistenziali”:
difficoltà a trovare un senso alla propria vita; difficoltà ad individuare un proprio progetto di vita;

> Infertilità:
problematiche emotive relative all’infertilità, impatto psicologico delle terapie mediche, infertilità senza cause organiche e a presumibile carattere psicogeno;

> Lutti:
problematiche emotive rispetto a lutti attuali; difficoltà nell’elaborazione di un lutto passato;

> Problematiche emotive connesse alle malattie organiche
come i tumori o le malattie autoimmuni: problematiche di chi è malato, come: difficoltà relative alle trasformazioni corporee, angosce relative alla condizione di pericolo per la propria vita, difficoltà di comunicazione, insorte in seguito alla malattia, con le persone affettivamente vicine; problematiche psicologiche dei familiari del malato.

 

Dipendenze 

Dipendenze: Droghe, Alcool, Internet e molto altro

La Dipendenza è caratterizzata dal bisogno assoluto ed irrefrenabile, di tipo psicologico e/o fisiologico, di una certa situazione, oggetto o sostanza.

I sintomi tipici possono essere sia di tipo psico-cognitivo, che fisiologico e comportamentale e comportano problematiche sempre più serie e cronicizzanti a livello sociale, lavorativo, familiare ed affettivo, intaccando pesantemente tutte le parti vitali dell’esistenza della persona.

La Dipendenza, al di là della situazione, oggetto, sostanza, che la provoca, si connota con le seguenti caratteristiche:

> continua ricerca della sostanza o situazione (Craving) con perdita di gestione sul pensiero e sul comportamento indirizzati unicamente verso tale spasmodica ricerca;

> perdita progressiva del controllo sull’utilizzo di ciò che provoca Dipendenza;

> necessità di aumentare la dose quantitativa o spazio-temporale per ottenere il medesimo effetto provato precedentemente (Tolleranza o Assuefazione);

> presenza di Astinenza più o meno grave nel caso in cui venga sospeso l’utilizzo di ciò che provoca Dipendenza;

> compromissione sempre più grave dei contesti vitali come quello sociale, lavorativo, familiare, affettivo, etc.

Il tempo e le energie psicologiche e fisiche vengono sempre più impiegate nella ricerca e nell’uso della sostanza o di una certa situazione, aumentando progressivamente fino a diventare compulsione e ad assumere livelli sempre più alti e pericolosi di ansia e stress, che inevitabilmente compromettono gradualmente le diverse sfere che compongono la vita dell’individuo.

Il soggetto Dipendente non riesce ad avere il controllo sui propri impulsi psico-fisici raggiungendo certi sintomi e conseguenze come:

> discontrollo sui pensieri e sui comportamenti;

> continui pensieri sulla sostanza e/o sulle modo con cui procurarsela;

> elevati livelli di ansia;

> depressione e/o altri disturbi dell’umore;

> impulsività ed aggressività;

> senso di colpa, di vergogna e abbassamento dell’autostima;

> ossessioni e compulsioni;

> problemi del sonno;

> problemi di concentrazione, attenzione e memoria;

> ingenti spese economiche per sostenere la dipendenza;

> problemi nei rapporti interpersonali, isolamento;

> problemi nel lavoro.

Questi sintomi generano e tenegono attivo un circolo vizioso in cui pensieri e comportamenti verso la Dipendenza provocano tensione, ansia, rabbia, stress, colpa, le quali a loro volta innescano ulteriori impulsi ed atteggiamenti di Dipendenza.

Tra le diverse tipologie di Dipendenza è possibile trovare:

> Dipendenza da Sostanze (alcool, droghe);
> Internet-dipendenza;
> Dipendenza da Social Network;
> Dipendenza dal telefonino;
> Teledipendenza;
> Pornodipendenza;
> Dipendenza dal gioco d’azzardo;
> Dipendenza dai videogiochi;
> Dipendenza dagli acquisti;
> Dipendenza dal gruppo;
> Sessodipendenza;
> Dipendenza dal mangiar sano (Ortoressia);
> Fitnessdipendenza (Vigoressia);
> Dipendenza Affettiva;
> Lavoro-dipendenza.

Nel trattamento della Dipendenza è indicato il supporto psicologico individuale, che aiuti la persona che soffre e la segua in un percorso che le permetterà di comprendere l’origine del disturbo ed apprendere utili tecniche di “disintossicazione” al fine di tornare alla vita sana e adeguata.

È importante sottolineare che nel sostegno di un soggetto “-dipendente” anche il lavoro con  la famiglia, o con il partner è fondamentale perché si sviluppino, anche in questo caso, le risorse, la forza per reagire ed adottare comportamenti e risposte adeguate alla situazione problematica.

 

Problemi di Coppia 

Problemi di Coppia: affrontarli per risolverli

Ci sono dei momenti della vita di coppia in cui i partner interagiscono con modalità che generano sofferenza reciproca. Ognuno rischia di concentrarsi sulle colpe dell’altro; i partner possono sfinirsi a vicenda con discussioni e litigi che ripetono lo stesso copione, con la sensazione di un’incomprensione reciproca senza fine.

Il sostegno psicologico di coppia in questo senso, è un intervento che non tende a decidere torti e ragioni nella coppia, ma permette la presa di coscienza delle dinamiche che caratterizzano la coppia, con attenzione a quelle che mantengono uno stato di sofferenza nella relazione. Per i partner è fondamentale capire cosa sta succedendo tra loro e come ciascuno contribuisca a bloccare le possibilità di cambiamento.

La terapia di coppia mira a ristabilire, recuperare o generare quelle risorse che permettono al legame di tornare ad essere fonte di benessere per i partner favorendone lo sviluppo emotivo e la crescita personale.

Nel corso di una consulenza di coppia, si può far luce su alcuni momenti della vita di coppia che possono portare o conducono a crisi diverse, come ad esempio:

> Dall’innamoramento all’amore: la fase di innamoramento porta una naturale idealizzazione dell’altro. Quando ci si conosce più intimamente, nasce una visione più realistica del partner, in cui si notano caratteristiche che possono anche non piacere. Questo processo genera una crisi se c’è una delusione elevata rispetto all’idillio iniziale.

> La convivenza o il matrimonio: iniziare a vivere sotto lo stesso tetto implica una condivisione di tempi e spazi assai più elevata. Questa nuova condizione può scatenare in alcuni sensazioni di “perdita della propria indipendenza”, di “legame che soffoca”.

> Diventare genitori: l’arrivo del neonato, irrompe nel rapporto di coppia con i suoi bisogni. Questo è un cambiamento nella vita di coppia a carattere irreversibile, che continuerà a produrre i suoi effetti man mano che il figlio cresce. La coppia ha la necessità di trovare un nuovo equilibrio, diverso da quello della vita a due.

> Affrontare l’adolescenza dei figli: questa è una fase della vita che mette in discussione i genitori come individui e come coppia e che può scuotere gli equilibri familiari e di coppia.

> L’effetto del “nido vuoto”: quando i figli se ne vanno di casa per costruire una propria vita indipendente, la coppia si ritrova a vivere nuovamente nella sola dimensione a due cui potrebbe in qualche modo essersi disabituata, specie se i due partner hanno investito unicamente sul loro ruolo genitoriale a discapito della loro relazione di coppia.

> Le problematiche legate alla sfera sessuale: queste assumono forme, significati e conseguenze diverse all’interno della coppia.

> Le problematiche legate all’infertilità: quando una coppia si trova ad affrontare il problema dell’infertilità, anche attraverso i percorsi di procreazione medicalmente assistita, le angosce, le delusioni e il senso di inadeguatezza possono irrompere nel rapporto tra i partner;

> La malattia grave di uno dei partner: possono svilupparsi modificazioni sostanziali dei delicati equilibri di coppia, che disorientano i partner rispetto al loro modo di relazionarsi prima della malattia.

 

Supporto alla Coppia 

Sostegno Psicologico per Problemi di Coppia

La relazione di coppia è una struttura dinamica, piena di legami che si intrecciano su vari piani e ambiti della vita che risulta condizionata dai vincoli con le famiglie d’origine, da patti economici più o meno chiari, dal tipo di lavoro, dalle amicizie, dai figli e da molti altri elementi.

Sono molteplici i problemi e le difficoltà che la coppia si trova ad affrontare, in relazione alla fase del ciclo vitale che sta vivendo: dai conflitti e incomprensioni della neo convivenza ai compiti educativi verso i figli; dalle difficoltà di comunicazione che incontrano i membri della coppia, alle problematiche del lutto e della separazione.

L’obiettivo di un intervento strutturato di sostegno psicologico, è orientato, con rispetto ed attenzione per la sensibilità personale, a capire il disagio, quando è comparso, come è stata gestita e la sua evoluzione, per poi mettere a fuoco insieme alla coppia le strade percorribili, le risorse proprie e quelle dell’ambiente, per affrontare più efficacemente le difficoltà, evidenziare insieme le possibili scelte future, ridurre l’ansia, l’incertezza e il disorientamento.

Il sostegno psicologico alla coppia è un intervento per superare i momenti critici della vita relazionale, indirizzato a supportare gli individui in difficoltà nel superare le fasi critiche che affrontano nel percorso di vita che li unisce, come la convivenza, la nascita del primo figlio, l’educazione dei figli, il tradimento, il pensionamento, il lutto ecc.

Il sostegno psicologico di coppia è uno spazio di intervento in continua evoluzione, una risposta sia alle difficoltà interne alla coppia sia al suo rapporto con il mondo esteno; questo anche perchè una sua peculiarità essenziale deriva dalla discussione su un argomento particolare o su un punto di vista specifico e poco chiaro relativo a conflitti coniugali, divorzio, separazione, problemi relazionali divergenze genitori-figli, ecc..

L’interesse e l’ascolto alle dinamiche di coppia consentono di porre al centro la relazione stessa tramite cui le persone manifestano la propria individualità e i propri bisogni.

Per questo, l’intervento proposto mira allo sviluppo delle competenze comunicative della coppia, considerando la capacità di comunicare in modo efficace un presupposto fondamentale per gestire il disagio psicologico e relazionale, oltre che per la costruzione dell’intimità.

L’intervento non ha come obiettivo quello di tener unita la coppia, tuttavia ha come intento principale, la risoluzione del conflitto, la riattivazione del dialogo e il benessere di ogni singolo che compone la coppia, riconsegnando ad ognuno nuove opportunità di interazione, modi di analizzare le difficoltà alternative alle antecedenti, rinnovate potenzialità di scambio e di incontro all’interno della relazione.

L’intervento con le coppie si configura nella maggior parte dei casi in uno stadio iniziale di consulenza in cui vengono presi in esame le specifiche questioni della coppia per realizzare e condividere gli obiettivi favorevoli al benessere di ciascuno, all’interno del legame con l’altro.

Gli obiettivi conclusivi dell’intervento di sostegno riguardano sia la soluzione del problema presentato dalla coppia, che il benessere di ognuno nel rapporto di coppia e nell’attenzione delle esigenze reciproche e dei componenti della famiglia stessa.

 

Separazione e Divorzio 

Supporto familiare nella Separazione e nel Divorzio

Al giorno d’oggi, la separazione e il divorzio sono sempre più frequenti, e per questo le coppie richiedono un sostegno psicologico per affrontarli in modo sereno e adeguato.
Molte persone credono che sia meglio che due genitori rimangano sempre insieme, preservando così il sistema dalla separazione, per il bene dei figli, dando a questi con il ruolo di collante familiare, la grande responsabilità di essere la base su cui poggia l’intera famiglia.

Questo perchè si crede che la separazione in sè generi un ambiente di vita aggressivo ed ostile. Esistono situazioni in cui ciò non avviene, in quanto, genitori separati ma sereni e soddisfatti, possono fornire un contesto sano nel quale i figli hanno l’opportunità di rispecchiarsi e trovare il proprio benessere, un luogo in cui la conflittualità esacerbata derivata dalla separazione, non prende il sopravvento.

È possibile che, con la separazione, il genitore abbia la percezione di vivere un senso di fallimento e di frustrazione. I genitori possono essere colti, oltre che dal dolore relativo al passaggio delicato e stressante implicito nella separazione, anche dall’ansia per la gestione della vita dei figli, ignorando che, il modo di gestire la separazione, sarà un elemento centrale per gli stessi vissuti emotivi dei figli.

Alcune coppie vivono la separazione con forti sentimenti di colpevolizzazione verso l’altro; altre si separano in seguito a conflitti che contengono elevata aggressività; altre decidono di divorziare in seguito a ripetuti tradimenti, per altre ancora la separazione è una scelta condivisa, pacifica e serena anche per i figli.

In qualsiasi caso, gli effetti sulla vita familiare presente e futura dei figli saranno diversi a seconda del modo in cui è stata gestita la conflittualità e la conseguente separazione. I figli potrebbero reagire a questo momento di transizione con una forma di chiusura, mentre a livello intrapsichico,si trovano di fronte ad un momento di grande insicurezza. Il futuro diventa indefinito, la paura e l’ansia d’abbandono possono mescolarsi a sentimenti di colpa per la separazione dei genitori.

Quando tutti questi sentimenti superano una soglia critica, è possibile richiedere un sostegno psicologico che aiuti tutto il nucleo a contestualizzare questo momento, permettendo l’emergere delle insicurezze dei membri della famiglia e aiutandoli a gestire l’incertezza e la sofferenza che inevitabilmente vivono.

I genitori possono richiedere un sostegno psicologico per elaborare la separazione, ritrovare la propria forza e definire un ruolo genitoriale diverso da quello coniugale, dato che anche se quest’ultimo volgerà al termine, il primo andrà avanti per tutta la vita. La separazione infatti non sancisce la fine della genitorialità.

I figli, di fronte all’apertura che i genitori mostrano in terapia, hanno la possibilità di smorzare la propria ansia dovuta a fantasie di colpa, rifiuto ed espulsione, fantasie che, se inespresse e non condivise in un contesto protetto e comprensivo come quello terapeutico, rischiano di minare a lungo termine la serenità dei figli e il loro modo di vivere le relazioni affettive.

L’Intervento Familiare che viene proposto dal nostro Studio di Psicologia e Psicoterapia è un percorso terapeutico rivolto a tutta la famiglia orientato a rendere meno difficoltoso il momento della separazione anche attraverso una comunicazione aperta e chiara, che rivolge l’attenzione al perseguimento degli obiettivi con consapevolezza e lucidità.

 

Supporto alla Maternità 

Supporto alla maternità: colloqui di consulenza con la donna e con la coppia

Le problematiche psicologiche che possono manifestarsi durante la gravidanza o nei primi mesi di vita del neonato possono sono significativamente connesse alla propria storia. In questo periodo, le rappresentazioni che la donna ha di se stessa, dei propri genitori, della coppia e del proprio partner entrano in un processo di rivisitazione e trasformazione molto intenso:

> il corpo affronta dei cambiamenti veloci e “incontrollabili” che possono toccare le basi più antiche dell’essere;

> nel passaggio da sè come figlia a sè come madre, attraverso le identificazioni con la propria madre, variano le rappresentazioni dei propri genitori e dell’immagine materna;

> il parto è una separazione, un’interruzione della unità corporea madre-feto, che può risvegliare le emozioni connesse alle altre separazioni o ai traumi della propria vita (lutti…);

> le identificazioni con il proprio bambino possono trasformare alcuni aspetti della propria identità e comunque implicano di per sè momenti di fisiologica regressione;

> le dinamiche della coppia mutano, l’equilibrio da costruire è assolutamente nuovo: nella coppia entra il neonato, con tutta la potenza dei suoi bisogni e la forza delle emozioni che suscita;

> le comunicazioni del neonato, espresse attraverso i canali non verbali e inizialmente soprattutto attraverso il pianto, suscitano forti processi di “proiezione” di aspetti materni sul proprio bimbo.

Anche il neo papà è coinvolto in trasformazioni significative, e per alcuni versi simili a quelli della compagna durante la gravidanza, che naturalmente diventeranno più intense dopo la nascita del figlio.

L’intervento psicologico o psicoterapeutico può assumere a seconda delle necessità e delle disponibilità, anche emotive della donna e o della coppia, aspetti diversi, ma si orienta sempre nel tentativo di dare significato alla sofferenza, comprendendo i conflitti che tengono la donna o la coppia incastrate nella stessa; questo, nei colloqui, avviene attraverso l’individuazione dei collegamenti tra passato e presente. Gli interventi possono coinvolgere in alternativa o insieme la donna e la coppia.

Di fronte alla gravidanza, infatti, la coppia stessa può entrare in crisi con la necessità di costruire un nuovo equilibrio perché le trasformazioni in ognuno dei due membri chiedono un nuovo aggiustamento reciproco.

Un figlio può essere stato molto desiderato, cercato, ma la realizzazione del desiderio può portare angosce e timori inaspettati. La gravidanza attesa e desiderata che però continua a non arrivare suscita profonde sofferenze nella donna e nella coppia; i percorsi di fecondazione medicalmente assistita hanno risvolti emotivi che aprono tematiche che richiedono una non facile elaborazione.

A volte il disagio psicologico da sostenere è particolarmente pesante: il senso di inadeguatezza, il sentirsi negata una parte importante dell’esperienza di vita, le oscillazioni tra l’attesa, la speranza e la delusione ad ogni tentativo che non va a buon fine, il concentrare tutti i propri pensieri e le proprie energie mentali e anche fisiche sull’avere un figlio con il rischio di logorarsi emotivamente e fisicamente. Se la gravidanza cercata ha inizio, può capitare che le angosce assumano un’altra forma vista la grande fatica per arrivarci e il terrore che possa interrompersi. Il recupero di una certa serenità contribuisce sul buon andamento della gravidanza e sul benessere nella relazione madre-padre-bambino di cui si stanno costruendo le fondamenta.

La ricostruzione di un terreno comune alla coppia in quella fase del ciclo di vita, pur riguardando in qualche modo ogni coppia, può toccarne maggiormente alcune, richiedendo a volte il supporto di uno psicologo mirato ed adeguato.

Supporto Post Partum
Sostegno Post Partum per il benessere della relazione madre-padre-bambino

La nascita di un figlio, è un momento unico e indimenticabile che però può diventare talvolta un momento di sofferenza acuta per alcune madri, per le coppie e per i neonati.

La potenzialità trasformativa di questa fase della vita è potente, per questo, riuscire a recuperare o far emergere le risorse degli individui, della coppia, ha effetti importanti che possono determinare un viraggio significativo verso una sintonia nella relazione dei neogenitori con il neonato.

Capita che per realizzare questo progetto è necessario affidarsi all’intervento dello psicologo o psicoterapeuta che  attraverso colloqui di sostegno con la mamma e/o con la coppia o interventi con la triade madre-padre-bambino, lavora per sciogliere nodi ancestrali che possono sorgere ad esempio quando emergono delle problematiche rispetto al figlio come problemi di sonno, problemi di alimentazione, pianti inconsolabili, ecc.

Talvolta può essere utile un intervento con tutta la famiglia, ad esempio se ci sono altri fratelli o sorelle specialmente quando quieti manifestano disagio durante la gravidanza o dopo l’arrivo dell’ultimo nato.

Infine, in alcuni specifici casi, l’intervento coinvolge oltre alla donna, alla coppia o alla famiglia, altre figure significative, come ad esempio i nonni, soprattutto se le dinamiche della famiglia allargata sembrano ostacolare fortemente la costruzione del nuovo equilibrio familiare dopo la nascita del neonato.

 

Supporto alla Genitorialità 

Colloqui di Sostegno alla Genitorialità

Le profonde trasformazioni sociali e culturali, hanno modificato l’assetto del modello familiare tradizionale e conosciuto.

La famiglia non è vista più come modello “unico” ma investe una pluralità di modi di stare insieme (coppie di fatto, legalizzate, single, genitori biologici e non, coppie ricostituite, famiglie ricostituite, ecc.).

Entrambi i genitori svolgono un ruolo attivo nell’educazione dei figli ed in questo, la comunicazione familiare il dialogo, l’ascolto, l’attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.

Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. Tale modalità di comunicazione va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primissimi scambi verbali e non verbali.

Nei momenti di difficoltà o tensione, i colloqui di sostegno alla genitorialità hanno tra le varie finalità quelle di:

> sostenere e promuovere la consapevolezza del ruolo dei genitori, in quanto protagonisti attivi del percorso di crescita dei figli;

> accrescere e rafforzare le competenze genitoriali;

> rafforzare la comunicazione e la capacità di gestire i conflitti.

È importante facilitare il compito attraverso varie attività:

> incontri rivolti ai genitori per far acquisire loto “l’intelligenza emotiva”, facilitando la percezione dell’altro come presupposto utile per instaurare un dialogo interpersonale nuovo e costruttivo;

> percorsi di sostegno alla genitorialità nelle diverse fasi del ciclo vitale: nascita dei figli, crescita, svincolo, separazione e peculiarità delle diverse fasi evolutive in cui vengono messe a dura prova ad esempio, le capacità di adattamento e di organizzazione della famiglia;

> interventi basati sulla comunicazione di coppia, sulla dimensione relazionale all’interno della famiglia e sugli stili educativi;

> consulenza di coppia e/o familiare per sostenere i ruoli e le funzioni della coppia genitoriale e coniugale.

L’intervento psicologico propone, inoltre, percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi e della comunicazione in famiglia attraverso un coinvolgimento attivo e concreto.

Partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiana si possono individuare dei percorsi per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i figli, entrare in empatia con loro, acquisire abilità nell’ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, educare alla gestione dei conflitti.

Favorire la comunicazione, l’espressione ed il confronto sulle diverse reazioni emotive (amore, rabbia, insofferenza, tenerezza, frustrazione, affetto, passione, attaccamento, avversione, indifferenza, solidarietà, ostilità, ecc.) dei membri della famiglia, permette di individuare e verificare modalità alternative di comportamento così da ampliare il repertorio espressivo verso canali più adatti e funzionali.

 

Relazioni Genitori Figli 

Intervento Psicologico rivolto ai Genitori o ai Figli: un Aiuto alla Relazione

La relazione genitori figli si caratterizza da aspetti multidimensionali, che comprendono la comunicazione, l’affettività, l’ascolto, ecc; e risente dei processi evolutivi, sociali e comunicativi diventando così un processo dinamico che va a costruirsi durante tutto l’arco della vita, e al quale sia i genitori che i figli partecipano attivamente.

Già a partire dal concepimento e dallo sviluppo del feto, poi con la nascita, i genitori modellano il comportamento dei propri figli attraverso l’invio di messaggi verbali e non verbali, che vengono codificati, rielaborati e interpretati dai figli.

Il bambino avrà modo di ampliare i propri schemi cognitivi interagendo con i diversi contesti come quello scolastico, sociale, ecc., che contribuiranno alla strutturazione della sua personalità. E’ per questo importantissima la consapevolezza, da parte del genitore, dei messaggi (di svalutazione e critica, o di rinforzo e incoraggiamento, ecc.), che manda al figlio, affinché possa potenziare le proprie competenze comunicative nella relazione.

La consapevolezza della propria modalità comunicativa, la capacità di ascolto rispetto ai bisogni del  figlio, l’apertura al dialogo e la capacità di trovare alternative nell’esercitare il potere/controllo, sono risorse fondamentali nell’esercizio di una genitorialità adeguata.

Per questo, l’intervento psicologico rivolto ai genitori o ai figli può essere di aiuto alla relazione se focalizzato sul potenziamento delle competenze comunicative e sul riconoscimento e sulla presa di consapevolezza delle modalità di comunicazione poco funzionali e inadeguate messe in atto nella relazione, soprattutto se questa riguarda la fase di sviluppo dell’adolescenza che, di per sè,  risulta essere un momento delicato che mette a dura prova la comunicazione.

L’Intervento Psicologico rivolto agli adulti è orientato ad aiutare il genitore ad esempio a:

> accogliere, accettare, comprendere i bisogni del bambino o dell’adolescente piuttosto che svalutarli o negarli;

> comprendere e riconoscere i propri bisogni ed emozione, affinchè possa distinguerli da quelli del figlio;

> riconoscere e potenziare le proprie competenze comunicative e usarle adeguatamente nella relazione con il figlio;

> “mettersi in discussione” come soggetto capace di fornire sicurezza e di rispondere ad una emozione negativa con una di segno positivo;

> comunicare in modo efficace. Nel dialogo con il figlio è importante per il genitore usare modalità comunicative di tipo genitoriale affettivo positivo e di tipo genitoriale normativo positivo; è importante cioè Accogliere e non Svalutare o Criticare.

L’Intervento Psicologico rivolto ai bambini e agli adolescenti ha come obiettivo generale quello di promuovere l’espressione di sé, la costruzione di autostima positiva e l’assunzione di strategie comportamentali utili per esprimere al genitore le proprie richieste di rassicurazione e sostegno.

In particolare è necessario aiutare il bambino o l’adolescente a:

> conoscere e comprendere i propri vissuti, sensazioni, sentimenti, atteggiamenti, fantasie legate alle paure, ai propri bisogni e desideri;

> conoscere le proprie emozioni, la loro funzione e il loro significato, e a comunicarle al genitore imparando a individuare segni di disponibilità.

 

Supporto all’Adolescenza 

Sostegno psicologico agli adolescenti

L’adolescenza è una fase della vita in cui i dubbi su se stessi, gli interrogativi sulla propria identità, l’insoddisfazione per il proprio corpo, le tensioni con i genitori e con gli amici possono costituire dei momenti di transizione che in alcuni casi assumendo un peso eccessivo, provocano stati di sofferenza che si protraggono a lungo invadendo e compromettendo la serenità e la crescita del ragazzo.

L’adolescenza è un periodo di evoluzione e cambiamento ed insieme un momento critico rispetto alla direzione che prenderà il processo di costruzione della personalità che si troverà di fronte al bivio tra la possibilità di sviluppare una struttura personale solida e il rischio di un estendersi e di un amplificarsi dei punti di fragilità.

Richiedere aiuto ad uno psicologo in questo momento è un passo costoso a livello emotivo: tesi verso l’acquisizione e il riconoscimento da parte degli altri della propria indipendenza, nella necessità di prendere le distanze dai propri genitori per potersi differenziare da loro, ecco nei ragazzi, l’ambivalenza nel chiedere aiuto e nel lasciar intendere o nel mostrare il proprio stato di bisogno.

Il sostegno psicologico agli adolescenti può essere richiesto direttamente dai ragazzi, o dai genitori che si trovano a vivere o percepire segnali importanti di stati di sofferenza, tra cui ci possono essere:

> crisi rispetto alla propria identità;
> crisi rispetto al proprio progetto di vita;
> stati di isolamento, disagio nelle relazioni con i coetanei;
> sofferenze in campo amoroso;
> disagio rispetto al proprio corpo;
> dubbi sulla propria identità sessuale;
> tensioni con i genitori, rabbia;
> problemi a scuola;
> angosce, paure e ossessioni;
> pensieri e gesti autodistruttivi;
> somatizzazioni, stati di malessere fisico senza una causa organica.

Se sono i genitori che chiedono una consulenza psicologica per il figlio adolescente è possibile distinguere quattro situazioni:

> L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ed è d’accordo ad incontrarlo. I genitori e il ragazzo sono concordi rispetto al fatto che ci sia uno stato di crisi da valutare.

> L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo e non è contrario ad incontrarlo anche se ritiene che non vi sia nessuna problematica di tipo psicologico che lo riguardi.

> L’adolescente non sa della richiesta dei genitori allo psicologo: i genitori dovranno parlarne, spiegandogli la loro preoccupazione.

>L’adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ma non è disponibile ad incontrarlo. Il tipo di lavoro potrà essere una prima consulenza ai genitori rispetto al loro rapporto con il figlio, considerando che nel futuro, il ragazzo potrebbe cambiare idea e decidere di partecipare agli incontri.